La società viene fondata nel 1967 da un gruppo di amici di cui fa parte l'attuale Presidente Paolo Neri. La squadra si iscrive al campionato FIP di Prima Divisione. Nello stesso anno inizia anche la collaborazione tra la squadra e la ditta Arti Grafiche Reggiane di Luigi Cantagalli che è a tutt'oggi ancora l'unico sponsor societario.

 

Dopo i primi anni in cui la palestra per le gare interne è quella dell'IPSIA, i ragazzi si trasferiscono all'attuale palestra di via della Assalini.

 

Nel 1973 nascono le prime due squadre giovanili, una maschile e l'altra femminile. Le maglie sono giallo-verdi per la prima e rosso-blu per la seconda. Intanto la società viene affiliata anche al CSI. 

 

Obbiettivi fondamentali della società sono di far giocare tutti coloro che lo chiedono e di far partecipare alla partita tutti coloro che siedono in panchina; il risultato non può avere troppa importanza se si vogliono attuare tali obbiettivi, che nascono dal concetto di amicizia del gruppo iniziale (non puoi non far giocare un amico anche se gioca meno bene di te). 

 

Nel campo maschile i primi anni sono quelli dei primi incontri tra la pallacanestro povera di tecnica e ricca di ideali della società, dove si gioca a zona e in cui trovano posto tutti, e la pallacanestro ricca di tecnica e selettiva della società maggiore della città (la Pallacanestro Reggiana) che nel panorama storico di quegli anni rappresenta la cultura dominante. Quegli incontri terminano con un divario di un centinaio di punti, ma la sconfitta serve a maturare noi e i ragazzi: a noi fa capire la necessità di migliorare il livello tecnico e ai ragazzi permette di conoscere la differenza tra lo sport per tutti e lo sport spettacolo. 

 

Nel 1979 la società assume il nome di Unione Sportiva Reggio Emilia. 

Il numero di ragazzi aumenta e di conseguenza anche quello degli allenatori. Ogni squadra ha due allenatori: sono ragazzi più grandi che, pur continuando a giocare, dedicano una parte del loro tempo alla preparazione dei ragazzi più piccoli. Anche se non tutti condividono gli ideali della società, tutti però sentono la necessità di aiutare i ragazzi a crescere. 

 

L'autonomia della società, in un regime sportivo che nella pallacanestro ricorda il monopolio o il partito unico, disturba: la società lascia liberi i tesserati a fine stagione e accetta giocatori provenienti da altre società solo con un trasferimento definitivo. Il principio della libertà del giocatore è considerato pericoloso perché, mentre offre la possibilità all'atleta di scegliere liberamente la società in cui giocare, mette in discussione la possibilità della stessa di guadagnare sui trasferimenti dei giocatori che, benché minorenni, vengono considerati anche dalla Federazione come proprietà della società che ne detiene il cartellino, e conseguentemente la possibilità delle società maggiori di controllare le scelte delle società minori. 

 

A metà degli anni ottanta i colori diventano quelli attuali: bianco e rosso. 

La squadra di Promozione raccoglie giocatori provenienti dall'esterno e quindi non legati agli ideali della società, non creando spazio sufficiente ai giocatori provenienti dal settore giovanile. Pertanto nel 1985 si decide di disputare, con la prima squadra , la Prima Divisione, utilizzando la maggior parte dei ragazzi della squadra Juniores del 1969: è inizio del rinnovamento perché comincia ad essere accettato il principio di far giocare i giovani cresciuti nella società. 

 

Nel 1986-87 la prima squadra è promossa in Promozione e vi resta per due anni. I cinque anni successivi la squadra, composta da giovani cresciuti nella società rimane in prima divisione per poi tornare nella categoria superiore nel 1994. Negli anni successivi la squadra fatica ad ottenere la salvezza e compie un’altalena tra le due categorie. Dopo tre anni di prima divisione la squadra è promossa in Promozione, grazie anche a quel gruppo di giovani del 1980-1981 che da più di dieci anni gioca insieme e che nella stagione 1999-2000 aveva vinto il campionato Juniores provinciale. 

 

Tornando indietro nel tempo, nel 1986 la società mette a disposizione della scuola elementare Italo Calvino quattro allenatori una volta a settimana, per sviluppare l'attività motoria dei bambini. Inizialmente gli allenatori hanno cercato di insegnare un po’ di pallacanestro e poi, con l'evoluzione della didattica sportiva, hanno rivolto sempre di più il loro insegnamento all'attività motoria.

 

Nel 1987 tornano due ragazze del gruppo iniziale e insieme a nuove giocatrici riformano la squadra femminile dopo anni in cui era mancata; in quel periodo sono solo due le squadre femminili a Reggio. La squadra femminile è presente tutt'oggi e disputa il campionato di Promozione sotto la guida di Bonincontro Alessandro. 

 

Alla fine degli anni ottanta il Comune di Reggio Emilia affida la gestione delle Palestre Comunali ad associazioni sportive o a gruppi di promozione sportiva che devono curarne la guardiania e la pulizia. Inizialmente la società che gestisce la palestra è quella che la utilizza per il maggior numero di ore. La gestione della Canalina viene proposta alla nostra società che decide di accettare. 

 

In conclusione quel gruppo di amici ha iniziato un lavoro che, con il contributo determinante di coloro che sono entrati successivamente, ha costruito una società che si pone al servizio di tutti. In più di quarant’anni anni non si è mai escluso nessuno purché accettasse le regole, e si sono adeguate le strutture organizzative ai tesserati. Gli obbiettivi del divertimento nell'amicizia sono stati trasferiti ad una comunità. 

 

A darci la forza di continuare anche nei momenti più difficili sono state le nostre convinzioni provenienti dalle storie personali di tutti e la presenza continua di coloro che ci hanno chiesto di aiutarli a giocare insieme: bambini, ragazzi, uomini e donne.

Un grande aiuto è sempre venuto anche dallo sponsor che da quando è nata la società sostiene finanziariamente la nostra attività perché crede nello sport come servizio sociale, specialmente rivolto ai giovani, e perché ha fiducia nel nostro lavoro. 

Ogni componente del gruppo di allenatori e dirigenti è intercambiabile. Il problema personale, l'infortunio, le difficoltà di giocare o di un allenatore di una squadra riguardano tutti. Le cose da fare per mandare avanti la società sono conosciute, come le sue leggi e la sua storia, da tutti i soci e i dirigenti.